The Rings of Power: La quasi Recensione

Bentornati sul blog con le mie opinioni a caldo sulle prime due puntate della nuova serie Amazon “The Lord of The Rings-The Rings of Power” ovvero “Il Signore degli Anelli- Gli Anelli del Potere”. Prima di iniziare vorrei solo puntualizzare alcune cose:

– L’articolo sarà pieno di spoiler e sarà molto lungo ,quindi, se non l’avete ancora vista, evitate di leggerlo

– Parlare con me di Tolkien è come parlare di musica con i metallari o di Religione con le vecchie che vanno a messa la domenica mattina, tanto per farvi capire la mia apertura mentale sull’argomento. Alcuni miei contatti mi hanno sentito ululare per questa serie, ma nell’articolo ho cercato di scindere l’appassionato di Tolkien dal recensore di film e serie tv. Probabilmente non riuscendoci

-Non entrerò nella discussione del colore della pelle di alcuni attori della serie in questo articolo. Ne accennerò sicuramente , ma non voglio che i commenti sotto di esso si concentrino solo su un argomento

– Questo articolo non è una vera e propria recensione, dato che la serie non è uscita interamente e, ovviamente, le mie opinioni sono perfettamente confutabili. Nessuno qui ha la Verità Assoluta.

Bene. Ora possiamo iniziare

La serie si apre con un prologo che, esattamente come succede nella trilogia cinematografica di Jackson, vede Galadriel raccontarci i fatti che portarono alla situazione attuale nella Terra di Mezzo. Solo che questa volta il minutaggio si concentra più sul classico clichè della bambina coraggiosa che pesta i bulletti elfi che le hanno affondato la barca di carta gettandoci contro un sacco di sassi, che non sugli avvenimenti della Prima Era. Perchè? Beh, ci sono diversi motivi: intanto Amazon non ha i diritti su tanti elementi del Legendarium tolkieniano, quindi non li hanno potuti inserire se non accennandoli, le scene dove i bulletti le prendono piacciono un sacco ad Hollywood, allo spettatore medio che guarda le serie tv mentre scorre Instagram non frega un cazzo di chi sia Morgoth e anche perché così viene introdotto il fratello maggiore di Galadriel, Finrod.

Segue dialogo tra i due fratelli:

Finrod: “Sai perché la barca non affonda e il sasso sì?”

Galadriel: “Per le Leggi della Fisica?”

Finrod: “No, sciocchina, ma perché il sasso guarda sempre in basso e la barca, invece, in alto”

Galadriel: “Hai fumato di nuovo l’ Erba Pipa?”

Potrei aver parafrasato qualcosa.

Comunque, in pochi minuti vengono condensati alcuni fatti della Prima Era, ridotti ad un lungo viaggio degli Elfi da Valinor alla Terra di Mezzo con un sacco di battaglie e caduti, la comparsa di Sauron e la morte di Finrod per mano del suddetto. Tutto questo pezzo introduce la nostra eroina nel bel mezzo del posto più freddo al mondo per cercare tracce dell’ Oscuro Signore che è scomparso da così tanto tempo che molti elfi se lo sono praticamente dimenticato o hanno smesso di preoccuparsene, tra cui Gil-Galad ed Elrond. La Compagnia del Ghiacciolo trova, quasi per caso, una fortezza di Morgoth in cui si trovano tracce palesi, ma vecchie, di Sauron e un troll delle nevi non particolarmente gentile che viene ucciso da Galadriel grazie alla tecnica elfica del farsi lanciare da un compagno tramite spadone a mo’ di catapulta. Herbert Ballerina approves. Galadriel vuole continuare la caccia, ma i suoi sottoposti ne hanno i coglioni pieni e la costringono a tornare a casa. Intanto tutti noi ci stiamo facendo una domanda:

Nella seconda sottotrama vediamo i Pelopiedi, antenati degli Hobbit, nascondersi dalla gente alta, in particolare due cacciatori che hanno avuto la brillante idea di vagare per delle zone piene di lupi con dei palchi d’alce legati alla schiena, in una regione della Terra di Mezzo e vivere tipo… I Bimbi Sperduti? Da nomadi, ma senza animali da traino per i carri? Qui conosciamo Nori che sarà l’ equivalente di una Baggins nella serie… Vuole vedere il mondo, ma tutti le dicono di evitare i pericoli e di non andare all’ avventura. Tanto poi si ritroverà un uomo meteora davanti alla faccia. Non scherzo. Cade un tizio tipo meteorite durante la serie. In un’altra regione incontriamo Arondir, un elfo di un avamposto di frontiera che deve controllare che la popolazione locale, umana, non torni a venerare Morgoth o allearsi con orchi e altri mostri, innamorato di Bronwyn, una donna del posto, il cui figlio, Theo, oltre ad essere il bambino dell’ “Era Glaciale” ormai cresciuto, nasconde una spada spezzata con il simbolo di Sauron, mentre fenomeni di corruzione si manifestano per tutta la zona, così come l’arrivo degli orchi, ritenuti scomparsi da tempo. Almeno per gli Elfi. Perché ritornando alla sottotrama di Galadriel, rimandata a Valinor da Gil-Galad perché aveva spaccato i cogl… Cioè volevo dire… Per guarire dalle ferite del suo animo, la nostra eroina all’ ultimo si getta dalla nave da cui era partita e nuotando in mezzo all’ Oceano, senza quasi accusare fatica, incontra dei naufraghi umani che vengono braccati da un pesce-drago-verme di cui sopravvive solo l’ Aragorn dei poveri… Con cui spero non ci sia la storia d’ Amore, ma gli indizi portano a quello, soprattutto quando i due vengono trovati svenuti sulla loro zattera dopo una tempesta da un misterioso capitano…Dicevo? Ah sì… Dall’ Aragorn comprato al discount, veniamo a sapere che lui è scappato dalla sua patria a causa degli orchi. Quindi… Non entro maggiormente nei dettagli perché temo di aver già fatto abbastanza spoiler. Ma cosa possiamo dire di questi due episodi? Escludendo il discorso filologico tolkieniano si può affermare che sono… Mezzabotta? Meh? Gne? Boh? Cioè belli visivamente, ma per un miliardo di dollari d’investimento molte cose lasciano a desiderare. Spesso determinati oggetti di scena, in particolare le armature, si vede che sono finti, in plastica o fatti con la stampante 3D.

Altissima qualità elfica

Nulla da dire sulle musiche e sulle scenografie mentre la computer graphica non è sempre esaltante e non sto apprezzando il vestiario, il trucco, se contiamo anche i capelli o la scelta dei costumi.

E ora parliamo della resa delle varie razze della Terra di Mezzo, umani esclusi perché fino ad ora si sono visti solo contadini generici, e, indirettamente, del cast e del taglio dei personaggi. Partiamo con gli Elfi facendo un gioco. In questa foto c’è un intruso, ovvero uno che non è un Elfo, provate ad individuarlo:

Se avete pensato ad Arondir, non è la risposta giusta.

Allora, io capisco che sia praticamente impossibile rendere gli elfi belli come li immaginava Tolkien e quello va bene… Ma perché pensare che per il suddetto il sinonimo di bellezza divina fosse Norman Osborn? Questa pettinatura, tra l’altro, rende gli attori più brutti di quanto non siano e sono sicuro che se avessero usato delle cavolo di parrucche lunghe si sarebbero risparmiati un sacco di fatica e ci sarebbe stata una resa migliore. Anche la pettinatura di Arondir non si può vedere, dato che è palese che sia stata fatta con il rasoio elettrico. E mi da fastidio perché l’attore è l’unico abbastanza bello da rendere come elfo.

“Ma è nero”

Lo so che è nero, ma in questa serie è davvero l’unico che, pettinatura moderna esclusa, sembra un elfo e un combattente. Cavolo, Celebrimbor, il fabbro più importante per gli Elfi, assomiglia ad un contabile. Il contabile Celebrimbor Fitipaldi Ghileotti…Poi devono spiegarmi perché Elrond non ha i capelli neri che è uno dei tratti distintivi del personaggio… Ma passiamo ai nani.

I nani hanno quella regola non scritta che devono dividersi le gag insieme agli Hobbit e le scene di Elrond a Khazad Dum ne sono la prova. Per quanto io abbia apprezzato certe scelte, come l’uso degli specchi per portare la luce solare sulle coltivazioni nella città sotterranea, non ho amato l’aspetto inutilmente comico dato a Durin e al suo popolo.

I Pelopiedi sarebbero risultati molto più simpatici se non fosse stato per le centinaia di giochi di parole basati sui piedi e le ruote dei carri, per il resto direi che non sono esaltanti.

A parte queste scelte estetiche il cast comunque è valido, se non per l’ aspetto fisico, almeno sulla recitazione. L’ attrice che fa Galadriel è davvero brava. Peccato perché il taglio che hanno dato al personaggio non è eccelso e non parlo del fatto che combatta, cosa non impossibile nell’immaginario tolkieniano o per la generazione cresciuta con “Xena”, quanto gli atteggiamenti da fanatica che manifesta più volte nel corso delle due puntate, in particolare all’inizio e nel dialogo con Elrond, di cui ho apprezzato l’interpretazione.

La serenissima Galadriel

Molto bravo anche l’ attore che interpreta Durin.

Come avrete capito non mi sono esaltato per questi due episodi, anzi. In generale, tralasciando il discorso dell’adattamento, questa serie è nella media, con qualche chicca o alcuni richiami alla trilogia jacksoniana che però decadono con scelte di sceneggiatura discutibili o un ritmo non sempre esaltante. Certo, non fa schifo come dicono alcuni, ma non è nemmeno un capolavoro. Sicuramente questo prodotto comunque piacerà ad una discreta fetta di pubblico, soprattutto tra coloro che non sono così tanto appassionati dei libri, e perfino tra alcuni di questi riscuoterà un certo successo, ma il prodotto poteva essere fatto sicuramente meglio ,almeno da quello che è emerso in questi episodi diretti da Bayona. Vedremo nei prossimi. Intanto fatemi sapere se avete apprezzato o meno la recensione. A presto

Racconti brevi: “La Giungla dei Draghi”

L’ aria della giungla era carica delle urla delle scimmie e del cantare degli uccelli variopinti, mentre la vegetazione avvolgeva i cacciatori con le sue verdi membra. Camminavano da giorni, armati di archi, giavellotti e coraggio, per trovare nuove aree dove cacciare la selvaggina e i grandi bufali d’acqua che si erano spostati verso i territori di altre tribù. Il loro sciamano, un rachitico essere di nome Hun’Ga, aveva indicato loro di dirigersi oltre il passo dei Denti,ad Est, al Mare di Nebbia e da lì continuare per giorni, fino a trovare i segni dei grandi erbivori. Ku’than, il capo della spedizione, un uomo alto e possente dalla pelle abbronzata e dai lunghi capelli neri, odiava il piccolo sciamano e la sua debolezza. Lui era un guerriero ed un cacciatore e non credeva alla magia ed ai presagi. Non era stata la magia a fargli decapitare il più potente guerriero dei Serpenti Azzurri con la sua accetta di bronzo che, in quel momento, riposava, dondolandosi appesa alla sua cintura come un pipistrello. Non si era guadagnato il titolo di Capo cacciatore con i presagi, ma uccidendo il giaguaro nero che dimorava nell’ Acquitrino Sacro a Nord e che aveva divorato molte delle loro capre . Lui ed i suoi compagni avevano superato tutte le prove per diventare adulti agli occhi degli altri membri dei Giaguari Sanguinari , questo era il nome della tribù, e invece il gracile Hun’Ga aveva dovuto solo respirare del fumo e comunicare con gli spiriti per essere acclamato sciamano. Ku’than era ancora immerso nei suoi pensieri quando l’agile Teh’ka lo prese per un braccio. “Vedo qualcosa laggiù” disse il veloce arciere e immediatamente il Capo Cacciatore fece segno ai suoi compagni di abbassarsi in mezzo all’erba alta. Tra due alberi a poca distanza da loro vi era un alto cervo dalla corporatura snella e le corna che s’innalzavano verso il cielo, così intento a brucare l’erba da non accorgersi della loro presenza. Ku’than indicò ai suoi di stare fermi ed incoccò l’arco silenziosamente. Sentiva la sua accetta fremere al suo fianco, assetata del sangue dell’animale,ma lui voleva abbatterlo con un solo colpo pulito e preciso. Puntò l’arma e trattenne il respiro. Anche gli altri cacciatori erano pronti a colpire,ma lui doveva essere il primo e avrebbe avuto le parti migliori della preda. Il Capo Cacciatore espirò, mentre scoccava la freccia che fischiò nell’aria calda e umida della giungla per un attimo che sembrò eterno, per poi conficcarsi nel corpo del cervo, uccidendolo all’istante. Urla eccitate esplosero dal piccolo gruppo di cacciatori che, però, attesero che fosse Ku’Than il primo ad muoversi. L’uomo muscoloso si avvicinò solennemente alla preda, si assicurò che fosse morta ed, estratto il coltello, iniziò ad occuparsi del corpo con fare metodico. “Prendete più carne possibile. Questo cervo ci sfamerà per i prossimi giorni. Non sappiamo quando torneremo a casa” Il Capo Cacciatore era sempre stato molto asciutto nel dare ordini e non gioiva quasi mai, nemmeno quando la caccia era prodigiosa. Prese i tagli migliori, li mise nella propria sacca e lasciò la carcassa alle cure dei suoi compagni, mentre rifletteva su quanto aveva detto. A volte si chiedeva se avesse fatto bene a portare così tanti cacciatori, dieci compreso lui , in una zona sconosciuta e lontana dal villaggio, ma era il minimo per catturare i bufali e trasportare la maggior quantità possibile di carne. Certo, le riserve di cereali non scarseggiavano, ma Ku’than non voleva dipendere dai contadini con i vestiti di lino e dai i pescatori con le nasse fluviali. Una piccola guerra tra caste si stava muovendo nella sua tribù senza che nessuno se ne fosse accorto, ma doveva portare alla vittoria dei cacciatori. Già gli allevatori erano un problema da quel punto di vista, ma almeno dovevano chiedere la loro protezione quando i lupi delle montagne, i giaguari della giungla od i leopardi ed i leoni delle Savane del Nord aggredivano le greggi. I contadini facevano sbocciare il cibo dalla terra ed i pescatori erano loro rivali da quando gli uomini avevano memoria. Doveva dimostrare che i cacciatori erano essenziali per la tribù. Si passò una mano sporca di sangue sui pantaloni in pelle mentre era distratto e subito imprecò. Il sangue era difficile da togliere dai vestiti e lui non poteva sempre portarne l’odore o non avrebbe più potuto cacciare. Gli animali non erano sempre facili da uccidere come il cervo di poco prima e avere l’odore di morte addosso avrebbe solo fatto fuggire le prede ed attirato i predatori. Quel giorno avevano incrociato un ruscello che scorreva verso la loro destra e con un po’ di fortuna avrebbe potuto trovarlo andando in quella direzione. L’uomo si girò verso i due compagni più vicini ed urlò: “Danu, Ke’hetu, io mi allontano un attimo. Fate attenzione” I due, un uomo un po’ robusto e pelato che si appoggiava ad una corta lancia da caccia ed un individuo dal fisico nervoso e dai corti capelli castani che portava con sè dei giavellotti, fecero un cenno del capo per far intendere di aver capito e poi tornarono a parlare tra loro. Passarono pochi minuti e Ku’than arrivò al corso d’acqua che stava cercando, un dolce rivo che attraversava la vasta giungla, fino a gettarsi chissà dove, forse in una vasta palude od un impetuoso fiume. Il Capo Cacciatore appoggiò la sacca a terra e cercò di togliere la macchia di sangue. Non si preoccupava di pulire anche la sacca in pelle di bufalo che portava la carne, dato che l’avrebbe tenuta con sé solo durante la marcia, mentre nelle battute di caccia vere e proprie sarebbe rimasta nell’accampamento improvvisato. Accampamento che avrebbe dovuto scegliere in fretta dove disporre per permettere poi ad ognuno di costruire il proprio rifugio con rami e larghe foglie. La notte spesso pioveva ed era meglio tenere lontani serpenti ed altri animali velenosi dai propri corpi. Vicino a quel ruscello, magari in uno spiazzo leggermente rialzato, sarebbe stato l’ideale, almeno secondo Ku’than, ma non vedeva un punto adatto da dove si trovava. Decise di concentrarsi sul togliere la macchia di sangue e che poi avrebbe esplorato un po’ la zona per trovare il luogo adatto. Era così concentrato che quasi non si accorse che gli animali intorno a lui era diventati silenziosi, ma, a dire il vero, non ebbe nemmeno il tempo di farci troppo caso. Improvvisamente le urla di Gunen, uno dei cacciatori, riempirono le sue orecchie e Ku’than ebbe giusto il tempo di girarsi per vedere il compagno uscire dalla boscaglia con gli occhi spalancati ed il terrore dipinto sul volto. Il cacciatore correva e continuava ad urlare una parola, ma a Ku’than sembrava strano che ripetesse istericamente: “Drago! Drago!”come se ne andasse della vita di entrambi. Il Capo Cacciatore fece due passi incerti verso il compagno, ma si fermò quando sentì lo schiocco secco delle fauci di una creatura e vide il biondo Gunen sparire in un fiotto di sangue. Al suo posto, sollevata diversi metri da terra, vi era una massa di carne sanguinolenta prostrata tra le zanne di un essere mostruoso, più alto di una capanna. Il corpo ricordava quello degli orsi delle foreste, ma era più muscoloso,ricoperto di squame e terminava in una lunga coda sottile. Le enormi zampe erano dotate di lunghi artigli, mentre una piccola gobba sorgeva tra le scapole,rendendo la creatura ancora più deforme. La cosa più inquietante, però, era la massiccia testa, identica a quella di un coccodrillo, con grandi occhi neri che si erano posati con espressione feroce sulla figura di Ku’than. Il Capo Cacciatore era rimasto sconvolto e non riusciva nemmeno a pensare, mentre la creatura sollevava la testa per far scivolare facilmente il corpo martiorato di Gunen nella sua gola. Ku’than fuggì. Non riusciva nemmeno lui a capire come, ma passò incolume di fianco al gigantesco essere e si ritrovò a correre in direzione di dove aveva lasciato i suoi compagni. Arrivò velocemente e trovò solo cadaveri massacrati e interiora sparse. I corpi di Teh’ka, Danu, Ke’hetu, Ruhl, Sub’dar, Ba’gha, Nuhu o, almeno, quello che ne rimaneva, erano sparsi per la radura e il Capo Cacciatore non riusciva a vedere i resti di Lo’hi. L’ uomo era troppo inorridito e disperato per poter avere una qualsiasi reazione che non fosse fissare sconvolto la scena. I suoi compagni erano morti e non avrebbe nemmeno potuto riportare i corpi a casa. Un conato di vomito eruppe dalla sua bocca e lo costrinse ad abbassarsi. Maledì Hun’Ga per averlo spedito in quel territorio ed iniziò ad urlare e piangere. Poi un basso e prolungato ringhio lo fece voltare. La bestia lo aveva seguito lentamente e ora lo stava fissando dalle fronde degli alberi con quello sguardo folle e feroce che emergeva dagli occhi neri e privi di anima. Il cacciatore fuggì di nuovo, superò i cadaveri e corse nella giungla, inseguito dalla creatura. Il terreno degradava sempre di più e la giungla si stava diradando, ma questo non importava a Ku’Than, la cui mente era ormai piena solo di paura e disperazione. Uscì dalla vegetazione più fitta e si ritrovò in un grande spiazzo erboso con al centro un lago animato da un fiumiciattolo. Ma quello che vide lo atterrì ancora di più. Su alcune rocce vicino al lago , delle creature, grandi quanto il mostro che lo stava inseguendo, stavano prendendo il sole,tirarono su contemporaneamente i grossi musi squadrati, dotato ognuno di un piccolo corno sul naso e fissarono il nuovo arrivato. Sembravano delle gigantesche iguane mostruose, con gli occhi simili a quelli dei serpenti e colli rugosi con prominenti pappagorge. Iniziarono a strisciare lentamente verso l’uomo, forse più incuriosite che affamate. Ku’than si voltò alla sua sinistra e vide avvicinarsi un essere strisciante con un corpo mastodontico a barile, zampe simili a quelle degli ippopotami, una coda possente ed un lungo collo serpentino che terminava con una testa piccola ed affusolata. Teneva la bocca spalancata con i denti aguzzi ben evidenziati e, nonostante la mole, si stava avvicinando a gran velocità con la pancia che strisciava lungo il terreno. Il rumore dei passi del mostro dalla testa di coccodrillo era diventato più intenso e vicino. Il cacciatore dei Giaguari Sanguinari fece l’unica cosa possibile ed iniziò a correre verso il lago, nonostante vedesse altre figure dal collo serpentino che sguazzavano nelle acque scure. Corse con tutte le forze che gli rimanevano e superò un altro essere simile ad un’iguana, ma con due file di creste ossee che correvano lungo l’alta schiena fino a terminare con quattro lunghi spuntoni ossei in fondo alla coda, che stava brucando l’erba con sguardo bovino. Un boato ed una cacofonia di ruggiti e sibili fecero voltare Ku’than, mostrandogli i quattro rettili che lo avevano puntato azzuffarsi in una lotta terribile e sanguinosa, piena di morsi e artigliate. Corse ancora più volcemente, superando sia una mastodontica tartaruga terrestre con due corna che spuntavano dalla testa e una specie di coccodrillo gigante che stava prendendo il sole. Arrivato alla riva deviò verso destra, l’unico punto dove non gli sembrava di scorgere altri esseri simili. Si ricredette quando incrociò due rettili bipedi,scuri e alti quanto un orso che si stavano contendendo i resti di una preda Era allo stremo delle forze e continuava a sentire sibili, schiocchi e ruggiti dietro di lui. Si inoltrò nella boscaglia e si fermò un attimo. Non lo stava seguendo nessuno. Guardò in lontananza e vide che le creature si stavano ancora dilaniando a vicenda. Cercò di respirare a pieni polmoni ed a quel punto l’odore di carne putrefatta gli riempì le narici. Si girò lentamente e vide a poca distanza la carcassa di una di quelle creature parzialmente divorata. Stava per rimettersi a correre verso il lago, ma non riuscì a scattare in tempo e qualcosa lo lanciò verso un albero. Un dolore lancinante alla schiena lo bloccò a terra e lo fece gridare così forte da rendere flebili perfino i rumori della lotta tra i grandi rettili. Ku’than alzò lo sguardo, mentre il sangue caldo gli scendeva dal naso e gli riempiva il viso e la bocca. A quel punto lo vide. Il rettile era bipede e con la schiena arcuata, il corpo massiccio e squamoso, dotato di una lunga coda, zampe posteriori possenti e corti arti superiori. La testa era grande e mostruosa, un orrore dalle zanne lunghe come coltelli e occhi scuri, privi di emozioni che si erano posati sul cacciatore. Ku’than non riusciva più ad alzarsi od a muovere le gambe, nonostante ci provasse. Terrore e disperazione erano sempre più accentuati nel suo sguardo, mentre con voce stridula e piagnucolante tentava di chiedere una pietà che non sarebbe mai arrivata “ Ti prego! No! No! No! No! Per gli dèi, non lo fare! Non…” Poi le fauci della bestia si serrarono su di lui con uno schiocco secco.

Hun’Ga stava fissando il fuoco al centro della capanna, mentre era avvolto in una larga pelliccia di roditore. Le sue gambe deboli e le braccia magre erano ben nascoste, quasi si vergognasse della debolezza fisica che lo accompagnava fin dalla nascita. Il suo sguardo acuto, però, doveva far capire che non era diventato lo sciamano per pietà o perché non in grado di fare altro. Aveva affrontato stregoni, bestie oniriche e demoni nel piano dello Spirito, dove egli dominava come un predatore della foresta, uccidendo qualsiasi minaccia sovrannaturale potesse toccare i Giaguari Sanguinari.Era così immerso nei suoi pensieri che quasi non si accorse dell’uomo di mezza età che stava entrando nella sua capanna con indosso un lungo mantello di lino. I due si salutarono con un cenno del capo e l’uomo si sedette davanti allo sciamano per chiedere con una leggera apprensione: “Li percepisci?”

Hun’Ga guardò La’ru, il capotribù, con uno sguardo indecifrabile e poi scosse lentamente la testa. “I Draghi hanno fatto il loro dovere” rispose lentamente. Lo sguardo di La’ru divenne più malinconico e poi annuì con la testa:“Dovevamo farlo, Hun’Ga. Non avevamo altra scelta… Ku’than mi avrebbe ucciso e avrebbe cercato di far diventare i cacciatori la casta dominante, anche con la forza. La nostra tribù ne sarebbe uscita distrutta.” Lo sguardo dello sciamano divenne meno enigmatico e più rancoroso. La sua voce, di solito calma, divenne improvvisamente rabbiosa: “Pensi che mi interessasse qualcosa di Ku’than? A me dispiace per gli altri. Ognuno di loro era un prode guerriero ed un fratello spirituale. Dovevi far uccidere Ku’than nel suo letto da uno dei tuoi e non mandare a morire tutti quei cacciatori. Solo lui era scomodo”

“Hai ragione, ma se lui fosse morto qui i suoi uomini più fedeli avrebbero cercato vendetta. Anche loro dovevano morire.”

“A che prezzo, La’ru? Certo, da domani Bedi sarà il nuovo Capo Cacciatore e quindi non avremo più problemi. Poi con la morte di Ku’than puoi permettere di fondere la nostra tribù con i Serpenti Azzurri, facendo sposare tua figlia con il primogenito del loro capotribù. Ma a questo punto non…”

Il capotribù si alzò di scatto, spazientito: “Ho fatto tutto quello che dovevo per salvare il nostro villaggio e creare prosperità nella vallata. Quando creeremo la tribù dei Giaguari Azzurri, vedrai che la situazione migliorerà ulteriormente e…”

“Non dire a me cosa succederà, vecchio stupido. Lo so meglio di te e ricordati che tutto quello che ho fatto in questi anni mi è stato ordinato da qualcuno ancora più importante di noi per questa tribù.” La’ru, per un secondo intravide una strana sagoma dagli occhi luminosi. Un giaguaro dalla pelliccia rosso sangue che lo stava fissando con le orecchie abbassate e le zanne in mostra, pronte a colpire. L’ uomo si accasciò al suolo, terrorizzato da quella visione, sebbene fosse comparsa solo per pochi secondi. Nella capanna scese un silenzio interrotto solo dal crepitio del fuoco, mentre i due uomini si fissarono, uno pieno di rabbia e l’altro di terrore. La’ru si alzò di scatto e si avviò verso l’uscita, ma si fermò sulla soglia e si girò lentamente verso lo sciamano. Con voce tremante disse: “Mi dispiace averti chiesto tutto questo, ma ti assicuro che andava fatto.” “Lo so” rispose asciutto l’altro. Il capotribù prese un po’ di coraggio e poi chiese: “Come sapevi che non sarebbero sopravvissuti andando verso la Giungla dei Draghi? Insomma, avrebbero anche potuto trovare prima i bufali o magari passare inosservati tra quelle bestie.”

Hun’Ga alzò i suoi occhi grigi verso il capotribù e, tranquillamente, rispose: “Diciamo che difficilmente qualcuno scappa da lì. E’ stata fortuna” La’ru fece un sorriso freddo e augurò un felice riposo allo sciamano che ricambiò il saluto e poi tornò a fissare pensoso il falò. I suoi incantesimi per far allontanare i bufali verso i territori delle altre tribù con illusioni e miraggi a forma di predatori e mostri aveva funzionato. Ku’than si era rivolto a lui a malincuore, ma alla fine si era fidato delle parole dello sciamano. Hun’Ga si continuava a chiedere se non avesse potuto fermare il cacciatore in altro modo, ma ormai era una questione superflua.Anche i bambini sapevano che non si doveva andare oltre il Mare di Nebbia a causa dei mostri che abitavano quelle terre e i cacciatori che avevano seguito il loro capo fino alla Giungla dei Draghi sapevano che avrebbero potuto anche non tornare, così come era stato. Lo sciamano iniziò a ricordare i loro volti uno ad uno e immaginò che fossero con i loro antenati nel Piano dello Spirito, trasformati in giaguari. Tutti tranne Ku’than che aveva ucciso il giaguaro nero nell’Acquitrino Sacro, sebbene gli fosse stato vietato da tutti, perfino dagli allevatori che avevano perso parte delle loro capre, e per questo motivo avrebbe vagato nelle lande spirituali sotto forma di un cervo. Un cervo molto simile a quello che Hun’Ga aveva controllato mentalmente affinché si facesse abbattere dai cacciatori, attirando così il Drago dal muso di coccodrillo che camminava a poca distanza. Lo sciamano avrebbe chiesto soprattutto il perdono di quell’animale. Chiuse gli occhi e iniziò a respirare i vapori del falò, mentre, a miglia di distanza, il ruggito euforico di un giaguaro dalla pelliccia rosso sangue si univa a quello degli antichi draghi.

Eroi del Fantasy

Attenzione: Questo post è soggettivo e non vuole dare un giudizio oggettivo… Non prendetelo seriamente

DLIN-DLON

Una piccolo sportello si aprì, lasciando vedere solo due occhi azzurri ed enigmatici che si posarono sul giovane ritto davanti alla soglia. La porta si spalancò lentamente, mostrando un’alta figura che fece segno al ragazzo di entrare. Dopo pochi passi i due si ritrovarono in una grande stanza ad anfiteatro, sui cui spalti erano seduti diversi uomini e donne di tutte le razze. Un vecchio vestito di grigio, colui che ha accolto il ragazzo, gli porse con grazia una sedia e con un sorriso cortese gli indicò di sedersi. Una voce tonante si alzò dagli spalti con un’ esclamazione

Conan: “Ordunque, perché siamo stati radunati qui, nobile Gandalf?”

Gandalf: “Poderoso Conan, siamo stati riuniti su richiesta del nostro ospite di questa sera, Eragon, per decidere se può stare con noi o tornarsene tra i personaggi dei libri d’infanzia dell’autore di questo blog o in quelli fant…”

Conan: “Ancora?”

Gandalf: “Già, ancora… Questa volta con quale pretesto sei venuto a smantellarci i maroni, piccolo mortale?”

Eragon: “Io ho tutto il diritto di venire a vivere qui!”

Gandalf: “E questo lo hai già detto le 1498 volte precedenti… Ora, perché secondo te dovremmo aver cambiato idea?”

Eragon: “Avete accettato Geralt, potete prendere anche me”

Geralt: “Hmmm”

Aragorn: “Ehm… Geralt è un eroe…”

Eragon: “Lo sono anche io!”

Aragorn: “Di un mondo grande quanto la provincia di Como e che è la brutta copia de La Terra di Mezzo”

Eragon: “Ma lui ammazza i mostri per soldi, io invece sono il Cavaliere dei Draghi e uccido…”

Gandalf: “…Soprattutto umani. Sai che sforzo… Comunque Geralt non è un banale mercenario, ma un Witcher e uccide i mostri non senzienti. Lo fa in cambio di denaro,è vero, ma questo non lo rende meno di nobile di noi…”

Ranuncolo: “E poi è il protagonista della mia ballata più famosa… Toss a co…”

Conan: “No, ti prego, evita!”

Ranuncolo: “Va bene… Poi lui è il Lupo Bianco! Ditemi solo uno che abbia questo appellativo…”

Elric: “Ehm!”

Geralt: “Scusalo, Elric…”

Elric: “Tranquillo…”

Ranuncolo: “Ah giusto, messer Elric di Melnibonè, ma voi avete anche una spada nera e tutte le donne che vi hanno amato sono morte… Non penso che altri possano vant…”

Tùrin: “Ehm…”

Elric: “Scusalo, Tùrin…”

Geralt: “Ranuncolo…”

Ranuncolo: “Sì?”

Geralt: “Stai zitto per la prossima mezz’ora!”

Ranuncolo: “Uff…”

Eragon: “Ma andiamo! Prendete tutti a parte me! Avete pure Faramir!”

Faramir: “Io almeno mi faccio la ragazza a fine libro e sono il personaggio tolkieniano preferito dall’autore di questo blog”

Eowin: “Non esagerare, caro… Sei solo quello de ‘Il Signore degli Anelli’”

Faramir: “Scusa,tesoro…”

Eragon: “E avete pure un cane!”

Elrond: “Non azzardarti a prendertela con Huan, il cane di Valinor!”

Conan: “Il bel cagnone non si tocca!”

Elric: “La mia spada Tempestosa berrà la tua anima, sciocco ragazzo!”

Aragorn: “Messeri, placatevi! Il ragazzo ha esagerato, ma…”

Eragon: “Io comunque cavalco un drago, Aragorn è solo uno sfigato!”

Aragorn: “Senti, piccola merdina…”

Legolas: “No, Aragorn, non farlo!”

Gimli: “Abbassa Anduril”

Fingolfin: “Che è sto baccano??? Ero di là a riposarmi che ho un attacco di cervicale…”

Elrond: “Perdonaci… Eravamo in una riunione e…”

Fingolfin: “Io torno a riposare…Ahhhh… E’ come se avessi il peso di una collina sul collo…”

Elrond: “Avrei detto più il piede di Morgoth…”

Fingolfin: “Cosa?”

Elrond: “Cosa?”

Eragon: “Comunque nessuno di voi ha cavalcato un drago…”

Qualsiasi eroe di Dragonlance: “Io”

Daenerys: “Io. E ne ho tre”

Elric: “Io”

Ged: “Io ho conversato con uno di loro”

Bard: “Io… Non guardatemi così, su! Anche Tùrin ne ha ucciso uno…”

Ciuchino: “Beh…Io… Diciamo che il termine ‘cavalcare’…”

Elrond: “Va bene così, Ciuchino…Lascia perdere”

Eragon: “Io alla fine abbraccio la ragazza che mi piace”

Aragorn: “Io mi sposo”

Faramir: “Io pure”

Geralt: “Hmmm”

Conan: “Questa è troppo facile…”

Elric: “Non fatemi parlare…”

Qualsiasi personaggio del Trono di Spade: “Ehm…”

Eragon: “Ho una storia tragica…”

Tùrin: “Mettiti in fila, cucciolo…”

Eragon: “Il mio nemico finale è un mago…”

Harry Potter: “Già dato…”

Eowyn: “Anche con il re degli Stregoni…”

Eragon: “Posso essere la vostra quota nera…”

Elrond: “Non sei nero e per quello abbiamo già Drizzt”

Drizzt: “Ma io sono un drow… La quota nera non era Ged?”

Ged: “Io sono mulatto… Non nero…”

Eragon: “ Oh, ma insomma… Cosa posso fare per venire a stare qui con voi?”

Gandalf: “Nulla!”

Eragon: “Ma…”

Gandalf: “Sei uno splendido ragazzo, ma sei nato in un libro scopiazzato da altri 20 fantasy, la cui trama si svolge come la vecchia trilogia di Guerre Stellari. Non puoi stare qui… Se lo facessimo dovremmo invitare anche gli abitanti di Shannara e il signor Tumnus…”

Eragon: “Quelli di Shannara sono con me tra i libri d’infanzia, ma Tumnus…”

Gandalf: “Horror… Come altro vuoi vedere un fauno che invita i bambini a bere il tè nella sua tana e poi narcotizzarli?”

Eragon: “In effetti…”

Gandalf: “Ora torna con gli altri eroi che hanno accompagnato tanti ragazzi e adolescenti verso libri più maturi e gioisci dei momenti meravigliosi che hai vissuto e che vivrai con le nuove generazioni di lettori”

Eragon: “Grazie… Lo farò…”

Il giovane uscì dalla stanza e tornò verso la sua vecchia dimora, mentre uno strano sorriso, quasi sollevato, compariva sul suo volto

Elrond: “Bene, amici, è andato via… Chissà se i cattivi del fantasy hanno finito con l’antagonista di Eragon…Come si chiama?”

Legolas: “Asterix”

Gimli: “ No no… Era Obelix”

Gandalf: “Avrei detto Panoramix”

Aragorn: “No, aspettate… Era… Era…Galbatorix!”

Conan: “Non era una marca di formaggio?”

Nel covo dei malvagi del Fantasy

Galbatorix: “No… Argh! Ah! Che Maleee!”

Voldemort: “Certo che Malekith di Warhammer e Morgoth ci stanno andando pesante con Automatix…”

Sauron: “Non si chiama Idefix?”

Morathi: “No no… E’ Galbatorix”

Arthas: “Sembra la marca di un formaggio”

Voldemort: “Ma cosa ne vuoi che sappia un’esibizionista incestuosa come Morathi”

Morathi: “Ma che villani! Malekith, qui insultano la mamma”

Malekith: “Non ora, esibizionista incestuosa”

Morgoth: “Certo che qui si respira sempre un’aria distesa. Sauron, mi vuoi dare il cambio?”

Sauron: “Oh no, grazie, mio signore, come ho detto ieri sera a madama Morathi prima che si appartasse con Malekith… Da quando sono un occhio preferisco guardare”

Malekith: “Cosa?”

Sauron: “Cosa?”

Melevisione: una storia alternativa

Milo Cotogno si alzò all’alba ed iniziò a prepararsi. Aspettava da mesi quel giorno e ormai era pronto. Sopra i soliti vestiti mise una corazza di cuoio, mentre alla cintola legò un fodero contenente una spada da lato, regalo del principe Giglio. Era così emozionato e spaventato allo stesso tempo che quasi dimenticò della pistola a pietra focaia che gli aveva lasciato suo nonno decenni addietro e che gli sarebbe potuta essere utile quel giorno, ma il riflesso del sole sulla lunga canna in acciaio attirò la sua attenzione proprio mentre stava per uscire dalla sua casetta. Quel giorno sarebbe andato con Re Quercia, alcune guardie e perfino due giganti ad affrontare il drago che aveva terrorizzato Tonio fino alla pazzia. Tonio. Quel nome provocò una gran deprestrezza in Milo, poiché il povero Tonio era stato trovato in una radura, delirante, con barba e capelli inspiegabilmente lunghi, visto che era partito solo due giorni prima, mentre farneticava di una bestia mostruosa. Erano stati costretti a legarlo ed a sigillargli la bocca con una museruola perché aveva cercato di tagliarsi le vene con i denti. Milo allontanò dalla mente quel ricordo e iniziò a camminare verso la radura dove avevano trovato Tonio, luogo dove si sarebbero radunati il re, le guardie e forse qualche volontario. Arrivò lì che il sole era già alto, ma non si sentiva per nulla stanco e salutò con gioia Lupo Lucio e la Strega Varana, gli unici, insieme a qualche gnomo, che avevano risposto alla chiamata del sovrano. “Gli abitanti del Fantabosco sono dei pignacodardi” Pensò Milo, esterrefatto. Ad un ordine di Re Quercia la piccola armata partì verso Sud, con il sovrano in testa, seguito dai due giganti, le guardie reali, la strega, il lupo, Milo e gli gnomi volontari. Nonostante la pericolosità della missione, l’umore era allegro e tutti facevano gli spavaldi o raccontavano cosa avrebbero fatto al drago. Il sole scese verso l’orizzonte, mentre le ore passavano e l’armata avanzava, fino a quando non si ritrovarono davanti ad una caverna che squarciava una parete rocciosa. Era così scura che perfino Lupo Lucio e la Strega Varana non riuscirono ad apprezzarla, mentre uno strano silenzio ed un’improvvisa irrequietezza ammorbarono l’aria. Gli alberi intorno erano spogli e l’erba marcescente. Re Quercia capì immediatamente che quella creatura non era un drago normale e subito ordinò: “Presto! Tutti in formazione!” Le guardie armate di alabarde ed archi si disposero intorno al sovrano, mentre i due giganti formarono la prima linea. I volontari, invece, si misero dietro un gruppo di cespugli su chi crescevano dei funghi malati dal colorito marroncino-grigiastro.

Quercia rincuorò i suoi sudditi: “Non temete, figli del Fantabosco, quella creatura non vincerà oggi!”

Uno strano lungo lamento uscì dalla caverna. Terribile. Lento. Abominevole. Gli gnomi iniziarono ad urlare e mettersi le mani sulle orecchie, ma non serviva a nulla. La voce stridula ed aliena berciava cacofonicamente delle parole inizialmente incomprensibili, ma poi sempre più chiare: “VI POVTO AMOVE”. Milo aveva sguainato la spada e ora la teneva malamente puntata verso l’ingresso della caverna, mentre gli tremavano le gambe e la testa gli pulsava sempre di più. Poi la creatura uscì, mostrando un corpo nudo, pallido e informe, avvolto da una pelle grigiastra e sormontato da un volto rugoso, ma allo stesso tempo giovanile, su cui spiccavano due occhi freddi come il vuoto dello Spazio. L’essere fissò uno ad uno i visitatori del suo antro con un sorrisetto malizioso stampato su quel volto simile ad una statua mostruosa, poi disse: “IO SONO IL POVTATOVE DI AMOVE E VOI SIETE TUTTI MIEI. SIETE I MIEI PVEZIOSI FIGLIOLI” Poi si gettò con movimenti scattosi e fulminei sul gigante più vicino, trapassandolo con un osceno pungiglione nero e viscido che spuntò di colpo dalla parte bassa del suo addome, come quello delle formiche guerriere delle giungle del Sud. Il gigante gorgogliò qualcosa con la bocca schiumante piena di sangue, prima di afflosciarsi come un’oscena sacca di carne e ossa. L’altro gigante non ebbe nemmeno il tempo di prendere la clava che le zanne dell’essere gli strapparono via la gola, uccidendolo sul colpo. Mario Giordano, questo il nome del mostro, continuava a gozzovigliare con i corpi degli abitanti del Fantabosco, squarciandoli come se fossero baccelli pieni di succose leccornie. D’altra parte per lui lo erano.

La Strega Varana si parò davanti alla massa di volontari che strisciavano come vermi e tentò di lanciare un incantesimo verso il pallido giornalista, ma prima che potesse terminare di recitare le formule magiche,ad un gesto della mano artigliata dell’incubo incarnato, una strana luce malsana l’avvolse, trasformandola in una massa mostruosa di carne e tentacoli. Milo si rialzò e vide che tutto era perduto: Lupo Lucio era fuggito con i peli che diventavano sempre più grigi a causa del terrore, Re Quercia giaceva con il collo spezzato tra i cadaveri delle sue guardie e intorno a lui le voci e le urla si spegnevano una ad una. Il mostro stava succhiando il sangue dalla carotide di Pigno Arbustino, un giovane gnomo, e stava dando le spalle al bibitiere che, lentamente, tirò fuori la pistola e la puntò verso la schiena gibbosa del Demone. L’arma tremava nella sua mano, mentre Milo sentiva solo una paura opprimente che gli stava serrando la gola e gli offuscava la vista. Non sarebbe servito a nulla sparare a quel mostro… Tutto era perduto e Milo sapeva che poteva fare solo una cosa. Un colpo di pistola l’aria nella valle e Giordano si girò appena, mentre il corpo senza vita di uno gnomo bibitiere si accasciava al suolo con un buco in testa.

Milo si svegliò di soprassalto. Un dolore talmente forte da avergli anestetizzato i sensi si dipanava per tutta la sua testa. La mano aveva tremato troppo e non si era inferto un colpo mortale. Ovunque era buio e i cadaveri dei suoi compagni si ergevano in mezzo alla radura come osceni tronchi o massi. Non vi era traccia del mostro, ma solo il silenzio spezzato dal respiro affannoso e rantolante di Milo. Sarebbe morto lì, soffrendo terribilmente. Voleva urlare, ma non ci riusciva. Non riusciva più a fare nulla. Improvvisamente alcuni passi attirarono la sua attenzione, troppo ovattati per essere quelli del Demone… Milo si trovò davanti alle scarpe di una figura alta, avvolta in un mantello con un cappuccio e una maschera raffigurante un volto umano. Lo gnomo rantolò qualcosa e rimase a fissare con sguardo spento e morente il nuovo arrivato. La figura, a quel punto, si tolse la maschera e, con tono solenne, disse: “CIIIIIAAAAAAOOOO, ragazzi! Eccoci qui per una nuova puntata di ART ATTACK! Oggi faremo un golem di carne da usare come schiavo mentre voi studiate il modo per risvegliare un dio alieno che giace nelle rovine vicine. Per prima cosa vi servono un cadavere od un uomo morente, ma va bene anche uno gnomo, forbici dalla punta arrotondata e, soprattutto, tanta colla vinilica e acqua. Siete pronti per un attacco d’arte?” E Milo capì che l’ Inferno era appena iniziato.

Luca passione Warhammer: Bretonnia

Ritorniamo con la rubrica sul wargame più famoso del mondo, andando a parlare di una fazione così amata dai fan che in “Warhammer: Age of Sigmar”, il seguito del vecchio “Warhammer Fantasy”, questo esercito non esiste più: i Bretonniani.

“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto”

La Bretonnia, seconda fazione umana per importanza all’interno del Vecchio Mondo, è un misto tra la Francia medievale del periodo che va dal 1100 fino al 1300 e l’idea che lo spettatore televisivo-cinematografico medio ha della corte di Re Artù, dominata da un re, 14 duchi e decine di nobili e cavalieri che passano la loro esistenza tra campi di battaglia, banchetti e battute di caccia, mentre il resto della popolazione è formato da legioni di contadini con i volti ricoperti di pustole che indossano abiti sporchi e vanno in guerra con falci e zappe. Bello, eh? Comunque… La divinità principale è “La Dama del Lago”, Dea della Giustizia e della Virtù, che infiamma di sacro furore e di coraggio i cavalieri bretonniani, pronti a caricare bande di orchi, goblin e le armate del Caos senza paura, portando cotte d’arme, bardature e insegne con accostamenti di colori talmente orrendi da far venire attacchi di epilessia a qualsiasi essere vivente nel raggio di 200 metri. Sarà questo il motivo per cui i bretonniani vengono definiti “i migliori cavalieri del mondo”, nonostante abbiano un livello tecnologico inferiore rispetto all’Impero, a Kislev e, praticamente, a qualsiasi fazione umana? Probabilmente sì. I bretonniani, inoltre, sono vicini alla foresta di Athel Loren, patria degli Elfi Silvani, un popolo di orecchie a punta che passa le giornate a guardare male chiunque passi accanto alla propria foresta od a crivellare di frecce gli intrusi. Insomma, non proprio dei mostri di simpatia, soprattutto quando il loro Re, Orion, Avatar del dio della caccia, e consorte di Ariel,reincarnazione della dea madre degli elfi silvani, fa sporadicamente una festicciola detta “Caccia Selvaggia” in cui compie delle sortite a Bretonnia, insieme ai suoi segugi ed un seguito di elfi e altre creature, dove trova ignari viandanti, li cattura o li uccide e li porta nella Foresta. Nonostante questo, e delle spedizioni militari bretonniane nella foresta, le due fazioni hanno una convivenza quasi pacifica e in un paio di casi si è assistito a delle alleanze. I nobili del regno che hanno avuto maggiori onorificenze e un reddito elevato possono permettersi di cavalcare e mantenere Pegasi od Ippogrifi, cosa che nell’impero succede con Grifoni e semigrifoni, fatto che li rende estremamente fighi e carismatici. Questo fino all’incontro con una qualsiasi banda di arcieri… A quel punto rimarranno fighi e carismatici, ma un po’ più fermi.

La prossima volta sceglierete voi con quale fazione iniziare. Fatemi sapere nei commenti se preferite che si parli di Elfi Alti, Elfi Oscuri, Elfi Silvani, Nani, Nani del Caos,Orchi e Goblin, Uomini-Ratto, Uomini-Lucertola, Ogri, Uominibestia, Conti Vampiro, Re dei Sepolcri,Demoni o dei Guerrieri del Caos?